Per spiegare José Mourinho è sufficiente osservare le reazioni romane, italiane ed europee relative al suo sbarco a Roma. Entusiasmo. Ecco cos’è l’allenatore portoghese in una sola parola. La capitale ha bisogno di un uomo così, quasi in netta contrapposizione con l’ormai esonerato Paulo Fonseca. Elegante ma freddo, non le qualità giuste per questa squadra in questo momento.

L’allenatore giusto al momento giusto

E’ vero. Mou arriva da tre esoneri e dall’unica esperienza conclusa senza alcun trofeo. Ma dall’altra parte è doveroso evidenziare il suo ricco palmares, che conto in tutto 25 trofei. Al suo interno c’è un ventaglio di coppe nazionali (Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna), 2 Europa League (Porto e Manchester United) e 2 Champions League (Porto e Inter).

Un dato è certo: José sa vincere. E se non vince tutte le partite in campionato, comunque garantisce alla sua squadra un alto livello di grinta e carattere. Il tifoso che lo vede seduto sulla propria panchina se ne innamora, a discapito di chi lo vede come avversario. Le celebri conferenze stampa, che sicuramente ripeterà anche a Roma, forniscono una carica ulteriore di adrenalina prima di una partita.

E’ un profilo internazionale, capace di trattenere e attrarre grandi giocatori. Mou in Italia sa come muoversi e come giocare, deve solo ottenere il pieno appoggio dei giocatori e della società. Ma non avrà grandi problemi.

Che Mourinho sarà?

Chiarite le caratteristiche di base dell’allenatore portoghese, rimane da capire che versione di Mou sarà. Se è vero che nasce e diventa grande come abile stratega e attaccabrighe, è anche vero che è cambiato. Nel suo ritorno in Inghilterra (Chelsea, Manchester United e Tottenham) ha provato ad essere più riflessivo e pacato. O almeno così si è mostrato nelle conferenze e in varie dichiarazioni.

Io penso che inizialmente, quantomeno il primo anno, cercherà di adattarsi all’ambiente e capirlo. Dal secondo anno potrebbe già iniziare a usare il suo schema vincente. Gruppo unito che combatte contro i nemici esterni. Difficile stabilire ora chi potranno essere gli avversari mediatici, ma Mou non faticherà a trovarli.

Tre anni per Mourinho

Lo Special One ha firmato un contratto di tre anni. Un progetto nato per portare vittorie di peso a Roma, cioè trofei. L’ultima coppa alzata al cielo risale al lontano 2008. Come detto nei paragrafi precedenti Mourinho sa come vincere, anche se questa volta parte con una squadra che si trova un gradino più in basso del solito.

Partirà da una Roma in calo, quasi distrutta dal fallimento corrente. Dovesse giocare la nuova coppa europea, la Conference League, potrebbe già misurare se stesso e la rosa su vasta scala. Oltre al fatto che potrebbe vincere, dato il teorico range dei club che parteciperanno. Non equivarrebbe certamente al campionato o al Triplete nerazzurro, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Saranno anche tre anni per convincere i tifosi romani che lui è l’uomo giusto per sognare in grande. E lo stimolo giusto può arrivare proprio dalla proprietà. La famiglia Friedkin ha già dimostrato (con il suo ingaggio) che è pronta ad investire seriamente sulla Roma per vincere. E’ risaputo che il portoghese è molto esigente per quanto riguarda il mercato e il presidente può investire. Il tecnico deve solo ricostruire la sua fama di grande allenatore vincente.

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