Finita la stagione, è ora di pensare a quella successiva. Certo, prima ci si potrà godere una meritata vacanza dal calcio, o quantomeno dalla Serie A, visto che giugno sarà teatro dell’europeo. Il 2020-2021 della Roma è stato faticoso e stancante, fisicamente e psicologicamente, per tutti i tifosi giallorossi. Alti e bassi (molto bassi). Vittorie convincenti e sconfitte umilianti. Incapacità di comprendere come possa una società così importante faticare così tanto. Un finale tutt’altro che sereno per raggiungere la Conference League, dove la Roma sarà testa di serie, e il lieto annuncio del nuovo allenatore: José Mourinho.
Il portoghese dovrà partire a lavorare dalla più grande lacuna della Roma, la mentalità. Non esiste una ricetta da seguire alla lettera per ottenerla, così come non è scontato che si crei in tutte le squadre. In questa particolare materia, lo Special One ha creato la sua carriera, dando vita a vittorie sorprendenti e squadre rimaste nei cuori dei propri tifosi. Ed è proprio questo il primo punto positivo della mentalità, ovvero il fatto di lottare e giocare fino all’ultimo minuto di ogni singola partita. Al tifoso piace, eccome. Pensatelo la domenica, seduto in curva o sul divano, esausto per la settimana di duro lavoro o studio appena terminata. Vuole vincere, ovvio, ma in primis spera di vedere giocatori grintosi, con quella cattiveria agonistica che lui stesso mette nel suo lavoro.
In secondo luogo, poi, la mentalità appartiene ai calciatori e agli allenatori. Nascendo se ne riceve una dose più o meno cospicua, ma crescendo la si può aumentare. Ecco, allora, che Mourinho è stato scelto in questa ottica. Un uomo con grande personalità, capace in particolare di trasmetterla a chi gli sta accanto, a chi lavoro con lui tutti i giorni sul campo. Questa trasmissione di carattere attecchisce innanzitutto sui giocatori già portatori di tale caratteristica, e guardando la squadra odierna si potrebbe pensare a giocatori di esperienza come Dzeko oppure a quelli legati all’ambiente, come Pellegrini.
Bisogna sottolineare l’importanza dello staff. José, nelle sue varie esperienze precedenti, ha sempre avuto accanto a se un uomo di fiducia, uno che si trovasse in sintonia sia con l’allenatore sia con la società. Uno con caratteristiche simili alle sue ma più pacato e razionale, capace di calmarlo qualora fosse necessario oppure di stimolarlo (caso più unico che raro). Parlando poi di mentalità, le si accosta spesso l’aggettivo “vincente”. E qui sorge un dubbio. Come fa una squadra a vincere se non ha la mentalità vincente, e per acquisirla deve vincere? Insomma, è un cane che si morde la coda.
La risposta può nascondersi nella neonata Conference League. La coppa europea non ha certamente lo stesso fascino e prestigio della Champions (ma neanche dell’Europa League), e vedrà la partecipazione di club dei quali sarà difficile anche solo pronunciarne il nome o indicare su una cartina geografica dove si trovano. Ma sarà l’occasione per la Roma di Mourinho di testarsi su un terreno internazionale e di raggiungere match decisivi e, perché no, la finale.









