paulo fonseca

Ultima partita di campionato. E mentre tutti parlano della lotta Champions, la Roma sa che deve vincere per centrare la Conference League. Di fronte trova lo Spezia. Una squadra già salva, che ha mostrato un bel calcio e grande efficacia nel girone d’andata ma che ha faticato nel ritorno. Il nome rievoca quello scontro in Coppa Italia, doppiamente fatale per i giallorossi: eliminazione dalla competizione e crollo psicologico della rosa.

Fonseca lascerà la capitale. Però può lasciarla “salvandosi in calcio d’angolo”, ovvero dando la possibilità al connazionale Mourinho di disputare una competizione europea. La neonata Conference League dovrebbe ospitare club di basso livello, senza tener conto di Spagna e Inghilterra, le quali avranno sicuramente squadre all’altezza. Lo Special One avrà dunque la possibilità di vincere subito un trofeo internazionale, dando così energia e soddisfazioni all’ambiente, oltre che a se stesso. La Roma, dunque, deve fare la sua partita. Vittoria uguale qualificazione. Un pareggio significherebbe fare tanti e complessi calcoli, una sconfitta vorrebbe dire pregare. Chi può soffiare il posto alla Roma è il solito Sassuolo, ormai all’inseguimento da svariate giornate. Gli emiliani giocheranno in casa, al Mapei, contro la Lazio. Non è così impossibile che lasceranno spazio ai neroverdi, dato che loro non si giocano più nulla.

All’andata Roma-Spezia fu una partita rocambolesca. Si è giocata dopo la dolorosa sconfitta in Coppa Italia che costò la fascia di capitano a Edin Dzeko e la serenità a tutto lo spogliatoio. Apre le danze Borja Mayoral, che da lì in poi non smetterà di segnare, al minuto 17 e dopo pochissimo tempo, al ’24, pareggia Piccoli. La squadra di Fonseca reagisce e, al rientro in campo, trova il doppio vantaggio con Mayoral prima (al ’52) e Karsdorp poi (al ’55). Dopo succede l’incredibile, in senso negativo. I liguri segnano due volte a agguantano il 3 a 3, grazie alle reti di Farias al ’59 e Verde al ’89. Quando ormai la partita sembra maledetta e fissata sul pareggio, ecco che Pellegrini trova il gol nel recupero. La squadra corre ad esultare insieme al suo tecnico. Sembrava il simbolo della riscossa, ma così non fu.

Con il nuovo anno inizia il crollo della Roma. Proprio come nella stagione precedente, la prima di Paulo Fonseca. Le similitudini sono molte: un brillante girone d’andata rovinato da un disastroso ritorno, infortuni gravi e sparsi, tanti gol subiti. Per quanto riguarda l’ultimo fattore, bisogna dire che il portoghese ha provato a rimediare cambiando modulo e interpreti, ma senza ottenere i risultati sperati. In due stagioni 107 gol subiti in Serie A, 140 in tutte le competizioni. Decisamente troppe per ambire alle zone alte della classifica. Una differenza sostanziale fra le due annate è da cercare negli scontri diretti. Se nella prima esperienza, Fonseca ha ottenuto varie vittorie, quest’anno gli ha sbagliati tutti, ottenendo una sola vittoria su dodici partite. Vittoria arrivata nel derby, è vero, ma pur sempre poca roba.

In Europa League invece si ferma agli ottavi di finale nella calda estate del 2020, che a causa del Covid costrinse le squadre a recuperare ad agosto. Quest’anno invece ha raggiunto la semifinale contro il Manchester United ed è andata a finire come ben sappiamo. Un’illusione stroncata da un incubo. E dire che si era assaporato il gusto della vittoria. Il giudizio complessivo sul portoghese non può che essere tendente al negativo, forse per colpa di quel suo calcio offensivo, che in Italia punisce più che premiare. Stabilito che lascerà la Roma, vedremo su quale panchina si siederà.

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