Fonseca va via da Roma così come è arrivato: senza una degna fase difensiva. Nella capitale ha voluto portare il suo calcio offensivo già sperimentato in Portogallo e in Turchia. Il calcio italiano, si sa, è molto più tattico e vissuto dalle piccole squadre come continuo contropiede.

Giocare all’attacco ha portato più danni che benefici sul lungo periodo. La stessa Inter ha iniziato a macinare punti quando ha trovato il tanto citato equilibrio. Quello che è mancato alla squadra di Dzeko e compagni. Occhio però a non puntare il dito solo sui singoli giocatori, perché se è vero che Pau Lopez ha deluso le aspettative è anche vero che la fase difensiva riguarda undici giocatori.

Se si corre in avanti bisogna anche avere fiato per tornare indietro ad aiutare il tridente difensivo. O quantomeno bisogna capire in quali partite farlo. Dice bene IlRomanista quando afferma che la Roma è stata messa in difficoltà da squadre come Torino, Cagliari e Parma. Mentre nei match europei (Braga, Ajax, Shaktar) non solo ha subito poco, ma è stata in grado di produrre un buon gioco. Una semplice analisi che mostra le carenze della squadra contro avversari che vivono di ripartenze e fortini difensivi.

I numeri non sono certamente a favore dei giallorossi. In 34 partite disputate in Serie A, solo 9 volte la porta è rimasta inviolata. La media dei gol subiti a partita è di 1,6 ( Inter 0,9; Atalanta 1,2; Juventus 0,9; Milan 1,2), e il totale stagionale ammonta, a quattro partite dalla fine, a 53. Per intenderci il numero di gol subiti dalle squadre che abitano la seconda metà della classifica.

Dopo aver analizzato i dati negativi della Roma, c’è da capire chi siano i colpevoli. Ovviamente bisogna inserire nell’elenco il mister Fonseca, d’obbligo dato il ruolo che ricopre nella squadra. Quando si lavora in una società che ambisce a stare nella parte alta della classifica (Champions League per intenderci), bisogna scendere a compromessi. La propria filosofia calcistica deve cedere qualcosa alle necessità del campionato in cui si gioca. L’errore del portoghese sta nel non aver raggiunto questo patto dopo due stagioni alla Roma. E, se lo sprint iniziale, aveva nascosto certe lacune, l’attuale, tragica, situazione le ha riportate alla luce.

Gli odiatori della difesa a tre avranno già indicato il loro colpevole, ma è ben risaputo che nel calcio moderno si parla di fasi, ovvero di piani di gioco che coinvolgono tutti e undici i giocatori. Mantenere tra i piedi la palla è sicuramente un metodo efficace. Così come rimanere compatti a centrocampo o tenere la palla in attacco. La caratteristica che evidentemente manca maggiormente in questo momento è la concentrazione. Il calcio è pur sempre uno sport praticato da individualità, perciò se sbaglia troppe volte il singolo ci rimette tutta la squadra.

I giocatori ci sono (Smalling, Kumbulla, Ibanez…), basta riportarli ai livelli consueti e dare loro maggior copertura. Ma questo sarà compito di Mourinho.

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