mourinho

Special One. Quel soprannome che ha segnato l’inizio dei successi di Mourinho e che, proprio ora, viene messo in discussione. L’Inghilterra dà, l’Inghilterra toglie. Molte persone, ma per fortuna non tutte, hanno in mente l’immagine dell’allenatore portoghese esonerato. Ma dietro a tutto questo c’è molto di più.

Nell’estate del 2013 decide di tornare al Chelsea per provare a bissare i successi ottenuti qualche anno prima. Divenuto grande con il Triplete e la riconquista della Liga con il Real Madrid, vuole tornare a vincere nella amata terra inglese. Il primo anno si avvicina ai trofei e getta le basi per poterli sollevare al cielo l’anno successivo. E così è. Nella stagione 2014-15, infatti, vincerà la Premier League e la Coppa di Lega. Viene esonerato e, dopo un anno di pausa, lo chiama il Manchester United. Un’offerta che non si può rifiutare. La squadra dell’immenso Sir Alex Ferguson che proprio dal suo addio non ha vinto più nulla. José riesce a portare a termine l’arduo compito, ovvero conquistare trofei e riportare quella mentalità vincente tipica dei Red Devils.

Già al primo anno vince tre competizioni: Community Shield, Coppa di Lega ed Europa League. Insomma, per una società che non vinceva nulla da qualche anno, niente male. La seconda stagione le cose non vanno bene e viene meno anche il rapporto con alcuni giocatori, ad esempio con Pogba. Esonerato ma pronto a ripartire. Un’altra chiamata inglese, a metà stagione, lo porta sulla panchina del Tottenham. E’ una squadra che non è costruita per vincere la Premier League (e forse molti non se ne sono accorti), ma nonostante ciò nella stagione corrente arriva ad occupare il primo posto in classifica per qualche giornata. In seguito, e siamo in primavera, perde punti e posizioni, oltre che essere malamente eliminato in Europa League da una modestissima Dinamo Zagabria (subisce ben tre gol al ritorno senza segnarne neanche uno).

E’ stato esonerato qualche settimana fa. Pochi giorni prima della finale di Coppa di Lega, nella quale avrebbe affrontato l’eterno “rivale”, Pep Guardiola. Una mossa strana e inaspettata. Mourinho sa certamente come giocare e vincere una finale, quindi perché cacciarlo senza dargli questa opportunità? Da ben tredici anni gli Spurs non alzano un trofeo.

Ecco allora che Mourinho viene etichettato come un allenatore bollito nel calare della sua carriera. Ma si tratta di un’analisi superficiale. Il resoconto delle righe precedenti non vuole innalzarlo più del dovuto, ma vuole essere un monito. José ha sicuramente sbagliato qualcosa. Non è riuscito a creare quel legame particolare con i giocatori. Forse perché gli atleti e il calcio sono cambiati. Forse perché lui stesso ha fatto fatica a calarsi in certe realtà che non competevano per grandi vittorie (come il primo Chelsea, l’Inter e il Real Madrid). Si aspettava di più dai giocatori e da se stesso.

Queste sono analisi che il portoghese starà già facendo. Dovrà essere bravo a calarsi nell’ambiente Roma. Consapevole che il primo anno non lotterà per la vittoria del campionato (almeno che non compia un miracolo) e giocherà nella competizione europea minore. Non prenderà in mano una squadra vincente da portare sul tetto d’Europa, ma una in costruzione e con la quale intraprendere un percorso di crescita. Se lui e la società sono in accordo su questo fattore ( e il contratto di tre anni significa questo) allora possiamo aspettarci grandi cose. Forse non subito, ma arriveranno. Sarà una vittoria per la Roma, per i Friedkin e per lo Special One.

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